C'è un luogo a Torino che ha visto passare generazioni, stagioni e trasformazioni urbane senza perdere mai la propria identità. Il Ristorante Caprera 1883 sorge sul Corso Moncalieri, affacciato sul Po, all'interno del complesso del Circolo Tennis e Canottaggio, uno degli angoli più eleganti e meno conosciuti della città sabauda.

Era il 1883 quando questo spazio aprì le sue porte per la prima volta. Torino era una città in fermento: ex capitale del Regno, stava cercando una nuova identità nell'Italia unificata. I caffè, i ristoranti e i circoli culturali erano i luoghi in cui si respirava lo spirito del tempo — e il Caprera era già uno di quelli.

Le origini: un circolo, una cucina

Il ristorante nacque come punto di ristoro per i soci del circolo sportivo: canottieri, tennisti, intellettuali e la borghesia torinese che amava ritrovarsi in un contesto raffinato ma informale. La cucina era già allora quella del territorio: Fassona piemontese, tartufo bianco d'Alba, acciughe del Cantabrico preparate alla maniera piemontese, vini delle Langhe e del Monferrato.

"Il Piemonte non ha bisogno di esibirsi. La sua cucina parla da sola, con la qualità delle materie prime e la semplicità dei gesti antichi."

Col passare dei decenni, il Caprera divenne un punto di riferimento non solo per i soci del circolo, ma per chiunque cercasse a Torino una tavola autentica, lontana dalla frenesia del centro storico. La terrazza sul Po, in particolare, diventò presto il segreto meglio custodito della città: un posto dove il tempo sembrava rallentare, tra il verde degli alberi e il riflesso del fiume.

Dettagli della sala del ristorante

Il Novecento: resistere e rinnovarsi

Le due guerre mondiali cambiarono profondamente il volto di Torino, ma il Caprera rimase. Qualcosa cambiò, certo — i menù si adattarono alle ristrettezze, il personale si rinnovò — ma l'anima del luogo rimase intatta. Quella di un ristorante che credeva nella qualità come valore irrinunciabile, anche nei tempi difficili.

Nel dopoguerra, con la ripresa economica e il boom industriale che trasformò Torino in una delle capitali dell'automobile, il Caprera tornò a riempirsi. Ai tavoli sedevano dirigenti della FIAT, artisti, giornalisti e famiglie che cercavano un pranzo della domenica fuori dall'ordinario. La cucina si era affinata, ma le radici erano rimaste le stesse.

Oggi: tradizione e contemporaneità

Il Ristorante Caprera 1883 di oggi è fedele alla sua storia, ma guarda avanti. La carta celebra le eccellenze piemontesi — dai tajarin al ragù di Fassona agli agnolotti del plin, dal vitello tonnato alla Tarte Tatin — con una cura per le materie prime che si traduce in relazioni dirette con produttori locali, stagionalità rigorosa e rispetto per la tradizione senza nostalgia fine a sé stessa.

La terrazza sul Po è ancora lì, immutata nella sua bellezza. E in una serata d'estate, con la luce che cala sul fiume e i profumi della cucina che arrivano dalla sala, è facile capire perché il Caprera dura da oltre 140 anni. Perché certi luoghi non invecchiano. Crescono.

"Venire al Caprera è come tornare a casa — una casa più elegante della tua, ma con la stessa accoglienza."
– Un ospite, 2024